Caffè (Coffea arabica)

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Pianta del caffè


Coffea arabica

LA SCHEDA SULLA CURA DELLA PIANTA E’ IN FONDO ALLA PAGINA.

Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Rubiales
Famiglia Rubiaceae
Genere Coffea
Specie C. arabica
Nomenclatura binomiale
Coffea arabica
L.1753

La Coffea arabica o pianta del caffè è un arbusto della famiglia delle Rubiaceae, coltivato, analogamente ad altre specie congeneri, per la produzione della nota bevanda.

Morfologia

Le foglie sono grandi (lunghe 6-12 cm), opposte, ovali o oblunghe, di color verde scuro.

fiori sono bianchi, riuniti in mazzetti all’ascella delle foglie, con diametro di 10-15 mm.

frutti sono drupe, tondeggianti o più comunemente oblunghe, che a maturità hanno colore rosso o violaceo e contengono tipicamente due semi.

Distribuzione

Coffea arabica è originaria dell’Etiopia o dell’Arabia (incerta la presenza spontanea anche in Yemen). In queste regioni ne è iniziata la coltivazione, che si è poi diffusa nelle regioni tropicalidi tutto il mondo.

La storia della coltivazione del caffè, con le sue varie specie, è approfondita nella voce apposita.

Proprietà

Coffea arabica è utilizzata come stimolante per la presenza della caffeina, un alcaloide.

Il contenuto di caffeina dei semi di Coffea arabica è più basso di quello di altre specie del genere Coffea comunemente coltivate (in particolare Coffea canephora) ed è normalmente del 12 per mille sulla parte secca, con oscillazioni in più o in meno a seconda delle varietà.

Storia del caffè

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Infiorescenza di Coffea canephora (“robusta”) all’orto botanico di Madeira.

L’inizio della storia del caffè risale molto probabilmente al Medioevo, attorno al X o più presumibilmente verso il XV secolo, ma con possibili precedenti in tutta una serie di relazioni e leggende che circondano il suo primo utilizzo.

L’albero di Coffea (la specie nativa non domesticata) è originario dell’antica provincia di Kaffa/Kefa (da cui trae il nome) situata nel Sudovest dell’Etiopia, attorno a Gimma; la leggenda più diffusa narra che un pastore dell’Abissinia notò l’effetto tonificante di quest’arbusto sul proprio gregge di capre che stavano pascolando nei suoi pressi. La coltivazione si diffuse presto nella vicina penisola arabica, dove la sua popolarità beneficiò del divieto islamico nei confronti della bevanda alcolica; prese il nome di “K’hawah”, che significa “rinvigorente”.

“Ciliegie di caffè” nel Minas Gerais (Brasile).

La prima prova dimostratasi valida dell’esistenza di una caffetteria e della relativa conoscenza della pianta risale al XV secolo, nei monasteri del Sufismo nell’attuale Yemen[1]. Nel XVI secolo aveva già raggiunto il resto del Medio Oriente, l’India meridionale (il distretto di Kodagu), la Persia, l’odierna Turchia, il Corno d’Africa e il Nordafrica. Attraverso l’impero ottomano si diffuse poi ai Balcani, alla penisola italiana e al resto del continente europeo, al Sudest asiatico e infine alle Americhe[2].

La sua rarità lo rese molto costoso in Europa almeno fino al primo terzo del XVIII secolo. In seguito se ne sviluppò la coltura sia nei possedimenti francesi che in quelli olandesi d’oltremare, a cui seguirono i grandi produttori nella Capitaneria generale di Cuba, nel regno del Brasile, in Venezuela, nelle Indie orientali olandesi e a Ceylon britannico nel corso del XIX secolo.

Una raccoglitrice di caffè in Etiopia.

Nell’America meridionale i periodi di crisi fecero aumentare la quota delle aziende agricole contadine a scapito delle aziende basate sulla schiavitù e il lavoro forzato[3]. Il desiderio di recuperare le terre che erano state derubate alla popolazione locale provocò un’appropriazione della caffeicoltura[3], diventando così elemento costitutivo dell’identità degli “andini” venezuelani e della regione “Paisa” in Colombia[3].

Nel continente africano ha permesso ai Baulé della Costa d’Avorio, ai Bamiléké del Camerun, ai Kikuyu del Kenya e ai Chaga della Tanzania di svolgere un ruolo fondamentale nei loro paesi[3]. Assieme al Venezuela, Ceylon e Cuba, Haiti e la Colonia della Giamaica sono stati tra i 20 maggiori paesi produttori di caffè durante il XIX secolo. L’esportazione perdette in parte la sua influenza nel corso del XX secolo, quando le grandi aziende cominciarono a basarsi sulle nuove infrastrutture per ottenere il controllo commerciale, fissare i prezzi, ma anche contribuendo ad un’enorme crescita del volume di caffè venduto[4].

Crescendo in alta quota, lontano dai porti, il Coffea è particolarmente sensibile alle variazioni di temperatura, ma anche alla densità forestale (ad esempio l’ombra creata dagli altri alberi); l’apporto di pesticidi e fertilizzanti ha causato il progressivo impoverimento del suolo (e ciò con costi imprevedibili), poiché l’arbusto installato a seguito dell’opera di disboscamento dona il proprio frutto solamente dopo 4 anni di crescita e si esaurisce dopo due decenni.

La produzione mondiale è salita da 100.000 tonnellate nel 1825 a 8.9 milioni nel 2013, moltiplicandosi in tal modo più di 89 volte in meno di due secoli[5]. All’alba del XX secolo il commercio mondiale del caffè costituiva il terzo più grande per valore, dietro ai cereali e allo zucchero[4].

Nel XXI secolo è il prodotto maggiormente commercializzato a livello mondiale, preceduto solamente dal petrolio, con un importo di 11,23 miliardi di euro[6]; per una fornitura di 400 miliardi di tazzine annue al consumo, pari a circa 12.000 al secondo. La coltivazione permette la sussistenza a 125 milioni di persone in oltre 75 paesi tropicali[6], con 5 milioni di grandi produttori[6] e 25 milioni[6] di piccoli produttori indipendenti[7]. Il caffè rappresenta il 61% delle esportazioni del Burundi, il 37% dell’Etiopia, il 35% del Ruanda, il 21% dell’Uganda, il 18% del Nicaragua e il 17% dell’Honduras[3].

Il caffè contiene caffeina – un alcaloide naturale – e fa parte delle cosiddette “bevande nervine“.

Infine il caffè d’orzo e il caffè decaffeinato sono privi del principio attivo di base. La Coca-Cola invece contiene anch’essa caffeina, seppur in quantità variabile (generalmente 100 mg/l)[8].

In sintesi

La Coffea appartiene alla famiglia delle Rubiacee ed è una pianta sempreverde con portamento arbustivo. Le foglie sono di un verde intenso, ovali e lunghe circa 15 centimetri, mentre il tronco non supera in altezza il metro e mezzo di altezza, almeno finché la pianta viene coltivata in vaso e in casa. I fusti sono generalmente piuttosto esili, mentre i fiori sono bianchi, stellati e generalmente emanano un profumo dolce molto gradevole.

Come coltivare una pianta di caffè in casa

Di cosa c’è bisogno?

Per prima cosa, dunque, dobbiamo assicurarci di acquistare una piantina di Coffea Arabica e procurarci un vaso di circa 25 centimetri di diametro, del terriccio con torba, del fertilizzante apposito e un nebulizzatore.

Tempi e luoghi della coltivazione

Le piante di caffè, generalmente, fioriscono verso la fine della primavera, ma in Italia questa viene anticipata al mese di marzo proprio per ragioni climatiche. I fiori, che hanno una tipica forma a stella, sono di colore bianco e creano un gradevole contrasto con le foglie, ampie, scure e lucide.

Solo la pianta adulta, dopo alcuni anni quindi, dà anche dei frutti, tra la fine dell’estate e l’autunno. I frutti, detti anche drupe, sono tondeggianti, verdi quando sono ancora acerbi e rossi da maturi. All’interno sono contenuti due semi verdi che, a conclusione del processo di produzione del caffè, prendono la classica forma e colore dei grani che conosciamo.

Dal punto di vista della conservazione della pianta del caffè, possiamo tenerla tranquillamente all’aperto durante la bella stagione e, in generale, quando la temperatura esterna supera i 22° diurni. Se il termometro, però, segna più di 30-32°, soprattutto in assenza di umidità, la pianta potrebbe essere danneggiata: la soluzione in questo caso è quella di tenere sotto controllo l’irrigazione e ricordarsi di nebulizzare anche il vaso e le foglie, oltre al terriccio.

D’inverno, invece, è meglio tenerla in casa, prestando attenzione al fatto che non le manchi mai il contatto con la luce del sole.

La cura della pianta di caffè

La prima regola per prendersi cura della coltivazione di una pianta di caffè è che le irrigazioni devono essere frequenti: quotidiane durante l’estate, leggermente diradate durante l’inverno, anche in relazione al grado di umidità ambientale. C’è chi consiglia di portare a termine questa fase non in maniera tradizionale, ma vaporizzando il fogliame. L’ideale è impiegare dell’acqua a temperatura ambiente e almeno una volta al giorno, badando bene ad evitare il ristagno d’acqua.

Proprio per questo, il terriccio scelto per coltivare il caffè in vaso deve rispondere a due caratteristiche specifiche: essere drenante e con un pH tendenzialmente acido, compreso tra 5 e 6. La concimazione, poi, è molto importante: per le piante più giovani va ripetuta una volta al mese in primavera e in estate, mentre per le piante adulte la frequenza si riduce ad una volta alla settimana.

Dal momento che una pianta in salute può raggiungere anche altezze considerevoli, il rinvaso della Coffea arabica va programmato una volta all’anno passando ad un vaso di diametro più ampio di circa 2 centimetri. Ugualmente bisogna ricordare di potare in maniera regolare la pianta: l’obiettivo è mantenere un aspetto ordinato e accrescere le possibilità di fioritura e, di conseguenza, fruttificazione se è abbastanza matura.

Salute della pianta

Fortunatamente la pianta del caffè resiste in maniera efficace alla maggior parte delle malattie: gli esperti segnalano che talvolta può essere colpita dalla cocciniglia e dagli afidi, ma non capita spesso.

Possiamo, tuttavia, osservare alcune problematiche della pianta a cui possiamo porre rimedio autonomamente. Per esempio, se le foglie diventano opache è possibile che la Coffea sia esposta a troppi cambiamenti di temperatura e, di conseguenza, è necessario spostarla in una posizione dove le condizioni ambientali siano più stabili.

Se, invece, le foglie appassiscono e cadono, è probabile che la pianta non abbia ricevuto acqua a sufficienza. Un suggerimento utile per migliorare il tipo di irrigazione è sistemare sul fondo del vaso dei sassolini in modo che, in futuro, l’acqua possa sgrondare più facilmente.

Infine, se le foglie dovessero iniziare ad ingiallire, anche a macchie, dobbiamo prestare attenzione alla presenza di sottili ragnatele sulle foglie e in particolare sulla parte inferiore. Nel caso in cui ci siano, è probabile che la Coffea sia stata attaccata da un ragnetto rosso,un acaro che prolifera in ambienti secchi. Per questo motivo il primo rimedio da porre è aumentare la frequenza delle nebulizzazioni e, eventualmente, impiegare un insetticida specifico. In aggiunta è possibile rimuovere direttamente anche il parassita, se lo riconosciamo ad occhio nudo.

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