La ROSA in dettaglio

  ROSA (botanica)

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La rosa (Rosa ), della famiglia delle Rosaceae, è un genere che comprende circa 150 specie, suddivise in numerose varietà con infiniti ibridi e cultivar, originarie dell’Europa e dell’Asia, di altezza variabile da 20 cm a diversi metri, comprende specie cespugliose, sarmentose, rampicanti, striscianti, arbusti e alberelli a fiore grande o piccolo, a mazzetti, pannocchie o solitari, semplici o doppi, frutti adachenio contenuti in un falso frutto (cinorrodo); le specie spontanee in Italia sono oltre 30, di cui ricordiamo la R. canina (la più comune), la R. gallica (poco comune nelle brughiere e luoghi sassosi), la R. glauca (frequente sulle Alpi), la R. pendulina (comune sulle Alpi e l’Appennino settentrionale) e la R. sempervirens.

Etimologia

Il nome generico deriva dal latino rosa, con tradizione dotta o semidotta (assenza di dittongo ascendente –uo– e pronuncia sonora della –s– anche nella parlata toscana), forse perché la tradizione della coltivazione di rose si era interrotta nell’Alto Medioevo ed era iniziata di nuovo in età carolingia[1]. Il latino rosa non è di origine indoeuropea, anche se ci sono collegamenti con il greco antico Ϝρόδον wródon e l’iranico *wr̻d- (cfr. persiano gul)[2], da cui[3]l’armeno vard[2]. È probabile un’origine mediterranea della parola[2], da una forma approssimativa wr(o)d(ya)-[3]Rosa è poi passato al celtico insulare (irlandese rós) e algermanico (anglosassone rósealto tedesco antico rosa)[1].

Uso

Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Come pianta ornamentale nei giardini, per macchie di colore, bordure, alberelli, le sarmentose o rampicanti per ricoprire pergolati, tralicci o recinzioni, le specie nane dalle tinte brillanti e con fioriture prolungate per la coltivazione in vaso sui terrazzi o nei giardini rocciosi.

Industrialmente si coltivano le varietà a fusti eretti e fiori grandi, per la produzione del fiore reciso, che occupa in Italia circa 800 ettari, localizzati per oltre la metà in Liguria, il resto in ToscanaCampania e Puglia.

I petali vengono utilizzati per le proprietà medicinali, per l’estrazione dell’essenza di Rosa e degli aromi utilizzati in profumeria, nell’industria essenziera, nella cosmetica, pasticceria e liquoristica. È una delle basi immancabili più utilizzate in profumeria.

Come pianta medicinale si utilizzano oltre ai petali con proprietà astringenti, anche le foglie come antidiarroico, i frutti ricchi di vitamina C diuretici, sedativi, astringenti e vermifughi, i semi per l’azione antielmintica, e perfino le galle prodotte dagli insetti del genere Cynips ricche di tannini per le proprietà diuretiche e sudorifere.

In aromaterapia vengono attribuite all’olio di rosa proprietà afrodisiachesedativeantidepressiveantidolorificheantisettiche, toniche del cuore, dello stomaco, del fegato, regolatrici del ciclo mestruale.[4]

Le giovani foglie delle rose spontanee servono per la preparazione di un tè di rosa.

Estratti di rose nobili trovano impiego in profumeria e dermatologia.

Metodi di coltivazione

Si adatta a qualunque tipo di terreno purché lavorato in profondità, ben concimato con stallatico maturo. Le piante vengono collocate a dimora in autunno o alla fine dell’inverno nelle zone con forti geli, la concimazione si effettua all’inizio della ripresa vegetativa, incorporando nel terreno letame maturo.

La potatura delle piante è importantissima per una buona fioritura.

Le varietà rifiorenti non destinate alla forzatura si potano alla fine dell’inverno o inizio primavera, togliendo i rami vecchi e accorciando quelli nuovi e lasciando da 2 a 6 gemme per ramo a seconda del vigore e varietà; generalmente le potature energiche favoriscono la fioritura ad esclusione delle varietà molto vigorose per cui vale la regola contraria.

Nelle specie rifiorenti si eliminano man mano i rametti che hanno già fiorito per stimolare la produzione di nuovi fiori.

Le rose Polyantha vanno potate a fine inverno, dopo la prima fioritura di maggio e nelle fioriture successive fino all’autunno.

Le ‘rose sarmentose’ non rifiorenti, come gli ibridi di R. wichuraiana che hanno forti cacciate, lunghe anche alcuni metri, richiedono l’eliminazione dei rami di 3 anni, la curvatura delle cacciate di 1 anno, che fioriranno nell’anno successivo.

Le ‘rose rampicanti’ rifiorenti, vanno potate in base al vigore vegetativo, asportando i rami vecchi (legno vecchio) e raccorciando i rami nuovi.

 

La moltiplicazione avviene di norma per talea di getti dell’anno già lignificati e piantati in cassone a fine estate, o per innesto ad occhio vegetante in primavera estate.

Nelle coltivazioni industriali con le varietà coltivate per il fiore reciso, viene praticato l’innesto su soggetto R. indica var. major che fornisce al nesto il giusto vigore.

Per avere piante resistenti alla siccità o al gelo si utilizza come soggetto la R. canina ottenuta con la semina, ottenendo però oggetti poco vigorosi e a scarso sviluppo.

Avversità

Insetti

Boccioli di rosa attaccati da adulti di afide grande (Macrosiphum rosae)

 

Emitteri

Afide grande – adulti e neanidi di Macrosiphum rosae attaccano le parti più tenere della pianta, in special modo i boccioli

Bianca rossa – la specie Chrysomphalus dictyospermi attacca in numerose colonie rami e foglie, insediandosi lungo le nervature della pagina inferiore delle foglie causandone il disseccamento e la caduta.

Ceroplaste – adulti e larve di Ceroplastes rusci provocano grave deperimento di rametti e foglie con vistosi cali produttivi.

Cicalina – gli adulti di Typlocyba rosae determinano con le loro punture macchie disseccate

Cicalina verde – la femmina di Cicadella viridis danneggia i rametti incidendoli per l’ovideposizione

Cocciniglia – le piante dalla chioma troppo fitta vengono facilmente attaccate dalle femmine di Eulecanium corni che ricopre totalmente rami, getti e talvolta anche le foglie

Cocciniglia bianca – gli adulti di Aulacaspis rosae ricoprono quasi totalmente i rami

Cocciniglia gialla della Camelia – le femmine di Hemiberlesia camelliae ricoperte da uno scudetto giallastro, vive sulle foglie e sul fusto

Cocciniglia rossa forte – gli adulti di Aonidiella aurantii vivono sui rami

Cocciniglia di S. Josè – la specie Quadraspidiotus perniciosus infesta tutte le parti della pianta con una predilezione per i rami, che ricopre con una crosta fittissima di scudetti; le sue punture provocano macchioline rossastre sulla parte colpita, e un progressivo deperimento della pianta.

Cocciniglia violetta – nelle regioni meridionali d’Italia la Parlatoria oleae si fissa sugli organi epigei della pianta rivestendoli di scudetti di 1–2 mm

Iceria – vengono attaccati da Icerya purchasi la pagina inferiore delle foglie e i giovani rametti

Lecanio a barchetta – gli adulti di Eulecanium persicae infesta le parti meno soleggiate della chioma, disponendosi in lunghe file lungo i rami.

Pulvinaria – le larve di Pulvinaria vitis invadono foglie e giovani rametti, mentre gli adulti preferiscono i rami più grossi

 

Coleotteri

Agrilo verde – le larve di Agrilus viridis scavando numerose gallerie nel fusto portano ad un rapido deperimento della pianta; mentre gli adulti si cibano di foglie e fiori

Bostrico – le larve e gli adulti di Sinoxylon sex-dentatum scavano gallerie in ogni direzione che possono interessare tutto lo spessore del ramo che facilmente si spezza

Buprestide – gli adulti di Coroebus rubi rodono le foglie mentre le larve scavano gallerie nel fusto e nelle radici

Carruga – le larve di Phyllopertha horticola si nutrono di erodendo le radici

Cetonia dorata – gli adulti di Cetonia aurata erodono i petali e gli organi della riproduzione devastandoli

Cetoniella pelosa – l’adulto di Oxythyrea funesta divora i fiori

Gracilaria piccola – le larve di Gracilia minuta scavano gallerie irregolari nei rami

Vermi del Lampone – le larve di Byturus fumatus e Byturus tomentosus rodono gli organi interni, i petali e a volte i frutticini

 

Lepidotteri

Bombice antico – le larve pelosissime di Orgyia antiqua di colore grigio-brunastro rodono le foglie e i frutti

Bombice dispari – la larva di Lymantria dispar si nutre del lembo fogliare e delle gemme

Brotolomia – le larve di Brotolomia meticulosa attacca le foglie

Crisorrea – le larve nerastre di Euproctis chrysorrhoea vivono gregarie a spese delle foglie e dei fiori

Portesia – le larve nerastre di Porthesia similis si nutrono delle foglie

Tortricide – le larve di Agryrotoxa bergmananani riuniscono con fili sericei le foglie dei germogli costruendo dei nidi nei quali si cibano del parenchima fogliare

 

Imenotteri

Megachile – la femmina di Megachile centuncularis taglia porzioni circolari di foglia per la costruzione di nidi scavati nel terreno

Monofadno – le femmine di Monophadnus elongatulus depogono le uova alla base dei nuovi getti primaverili, producendo nel punto di introduzione un rigonfiamento, le larve maturando scavano gallerie per nutrirsi del midollo, risalendo verso l’alto, lasciandosi poi cadere al suolo per l’imbozzolamento

Rodite – la Rhodites rosae provoca ammassi di piccole galle rotonde, a volte anche di notevole dimensione, dure, legnose, che avvolgono il ramo come un manicotto, che presenta all’esterno lunghi filamenti muscosi di colore verdastro con sfumature rossastre

Tentredine – le larve grigio-verdastre di Arge rosae vivono gregarie sulle foglie divorandole, danneggiano anche i giovani rami; dannose anche le ferite prodotte dalle femmine all’atto dell’ovideposizione

Tentrenide arrotolatrice – le larve di Blennocampa pusilla arrotolano il lembo fogliare erodendolo all’interno

Tentrenide minatrice – le larve di Ardis brunniventris penetrano nei getti e scavano gallerie verso il basso, aprendo successivamente un foro per lasciarsi cadere sul terreno, provocando il disseccamento della porzione di ramo al di sopra della galleria

Tentrenide nera – la larva di Cladius pectinicornis divora la pagina inferiore delle foglie, lasciando solo le nervature più grosse

 

Funghi

Antracnosi – le foglie attaccate da Sphaceloma rosarum presentano macchie circolari di colore brunastro o porpora, con i margini più chiari, successivamente cadono

Cancro bruno – il fusto colpito da Cryptosporella umbrina presenta delle tacche brune al centro e porpora-scuro ai margini; anche le foglie colpite mostrano macchie più o meno grandi di colore porporino

Cancro comune dei rami – la Leptosphaeria coniothyrium provoca sui rami lesioni giallastre con sfumature rossastre che nel tempo si approfondiscono screpolandosi e schiarendosi

Cancro d’innesto – il punto d’innesto colpito dal Cylindrocladium scoparium presenta la corteccia di aspetto edematoso, con possibile morte della parte superiore

Cercosporiosi – i tessuti interessati dall’attacco di Cercospora rosicola presentano macchie bruno-giallognole rotondeggianti isolate che col tempo confluiscono assumendo una colorazione giallo-ocra, cosparse di puntini nerastri fuliginosi; successivamente i tessuti disseccano

Maculatura nera – le foglie attaccate da Diplocarpon rosae presentano macchie nere tondeggianti o rotonde, isolate o confluenti, sfrangiate, con la caduta precoce delle foglie e la compromissione della vegetazione e fioritura

Marciume dei boccioli – i boccioli attaccati dalla Sclerotinia libertiana si ricoprono copiosamente di muffa grigia, che ricopre petali, calice e pedicello floreale, con conseguente imbrunimento e piegatura dei boccioli; l’infezione è favorita dal clima umido

Marciume dell’innesto – la Chaloropsis thielavioides danneggia gli innesti ricoprendo la superficie del taglio con uno strato fungino inizialmente bianco-grigiastro che nel tempo assume un colore olivastro e infine nero; a volte danneggia le radici delle rose stoccate nei magazzini

Marsonina – le foglie attaccate da Marssonina rosae presentano macchie nerastre tondeggianti, isolate o confluenti, sfrangiate, con la caduta precoce delle foglie e la compromissione della fioritura e vegetazione

Oidio – l’attacco di Sphaerotheca pannosa provoca malformazioni delle foglie che presentano aree clorotiche, spesso ricoperte da una polvere biancastra; dei nuovi getti che presentano sviluppo stentato ricoperti da uno spesso feltro miceliale.

Peronospora – l’infezione di Peronospora sparsa causa macchie a forma variabile di colore bruno con orli più scuri, sulla pagina superiore delle foglie, e in corrispondenza sulla pagina inferiore si sviluppa una muffa bianca che può espandersi sul peduncolo e i boccioli, facendo disseccare rapidamente i sepali, con una vegetazione stentata e fioritura compromessa

Ruggine – l’attacco di Phragmidium subcorticium provoca sulla lamina fogliare macchie gialle dai contorni netti, spigolosi e confluenti, con comparsa sulla pagina inferiore di pustoline giallastre che via via imbruniscono con un aspetto polverulento; su rami e germogli provoca invece macchie larghe, bollose di colore giallo-rossastro

 

Virus

Mal della striscia – causa strisce giallastre sinuose sulla lamina fogliare, provoca frequentemente anche una maculatura clorotica irregolare o uno scolorimento dei tessuti clorenchimatici adiacenti alle nervature.

La rosa e il Rosario

 

Nella religione cattolica la rosa è simbolicamente una componente della corona del santo Rosario, essendo il fiore molto vicino alla Vergine Maria insieme al quale è stata in molte occasioni rappresentata. Nella storia si riporta che Beato Angelico ebbe una visione mentre era per strada recitando il Rosario; vide apparire la Santa Vergine in compagnia di uno stuolo di Angeli che cantavano e lodavano la Vergine intrecciando una corona di rose. Meravigliato per quella visione interruppe la preghiera e gli angeli si fermarono e quando riprese a pregare vide che ad ogni Ave gli angeli inserivano una rosa nella corona da offrire a Maria. Una bellissima visione che si può riproporre individualmente per un momento di pace e di preghiera in compagnia di questa splendida visione recitando i misteri di questa bella devozione.

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